Tormentoni e violenze, sipario sulla webstar Maria di Trapani

Cercava l’amore, ha trovato il buio. È la parabola triste di una star del web: dalla fama a un’aula di giustizia. In mezzo il trash, la cattiveria dei social, la solitudine. Maria Caruso è un nome che non dice nulla, ma all’anagrafe si chiama così Maria di Trapani, protagonista di “Stranuamuri siciliano”, trasmissione che scimmiottava la più celebre trasmissione di Mediaset per cuori solitari. Le sue inconsapevoli battute sono arrivate sulle radio e sulle tv nazionali, il suo italiano incerto ha suscitato ilarità. Così come i corteggiatori dai nomignoli improbabili. Ma c’è ben poco da ridere su questa storia: Maria, quarantunenne, ha denunciato per maltrattamenti il conduttore del format Alberto Lipari e la sua collaboratrice Rosalba Platano.

A Marsala si è aperto il processo. I due l’avrebbero reclusa in una stanza, derisa e fatta vivere in condizioni disumane. I riflettori si sono spenti, Maria è tornata a vivere con la madre e il fratello a Trapani. Non sta bene, dice chi l’ha vista. Dal luccichio del mondo di uno spettacolo di seconda scelta alle carte giudiziarie. Il gup Annalisa Amato, disponendo il giudizio dei due, scrive: Lipari e Platano «dopo aver dato popolarità a Caruso (difesa da Donatella Buscaino e Natalia Dispinseri, ndr) e dopo averla convinta a seguirli in giro per i locali della Sicilia, approfittando anche delle sue condizioni di deficit cognitivo, per un mese la tenevano reclusa in un’abitazione a Marsala, dove la donna era costretta a espletare i propri bisogni in una pentola, veniva malnutrita e privata dei presidi igienici più elementari, fatta oggetto di dileggio e derisione, e quotidianamente percossa dai figli di Platano». Ma non solo: «Successivamente viene ospitata in un’abitazione del villaggio Kartibubbo di Mazara del Vallo, di proprietà della Platano, dove oltre a essere oggetto di vessazioni, veniva adoperata per svolgere le pulizie della casa. La sera veniva agghindata e trascinata presso vari locali per le serate promozionali, per le quali non le veniva mai consegnato alcun tipo di compenso, che veniva sempre incassato da Lipari e Platano», si legge nel decreto di rinvio a giudizio.

Altro che star. Maria non sopportava più di essere sbeffeggiata dai vicini, per quei video che continuano a correre sui social. «Ne avevo abbastanza e ho denunciato quello che avevo vissuto», ha detto Maria. L’inferno dopo un effimero successo. «Riteniamo che sia un montaggio della famiglia della Caruso che evidentemente vuole avere un ritorno economico. Siamo convinti che non ci sarà nessuna responsabilità per i due imputati», dice Elio De Felice, legale di Lipari e Platano. Il giudice deciderà sui maltrattamenti, ma il vestito di fenomeno da baraccone è difficile da togliere. Le serate in discoteca, tra le risate di tutti, i post sui social tra commenti improponibili, la sua ricerca di un amore sono il passato di Maria Di Trapani. Il suo “scopritore” Lipari, con una clip pubblicato su Facebook nel novembre 2014, spiegava le ragioni dell’abbandono della scena da parte della sua creatura: «L’abbiamo accolta a braccia aperte quando ha litigato con la famiglia e ha lasciato casa. Poi si è resa conto che il mondo dello spettacolo non è tutto oro». Adesso che i riflettori si sono spenti, c’è una persona sola, a pezzi. Ha vinto lo show, ha perso l’umanità.

 fonte: repubblica.it
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